L'isola della GIUDECCA  

PERCORSO CONSIGLIATO:
Partenza: Sacca Fisola
Calle Fisola, Calle Larga dei Lavraneri, Ponte dei Lavarneri, Campiello Priuli, Fondamenta delle Convertite, a sinistra Fondamenta rio Sant'Eufemia (da vedere Chiesa di Sant'Eufemia), Fondamenta Sant'Eufemia, Fondamenta del Ponte piccolo, Fondamenta del Ponte grande, Fondamenta San Giacomo Campo del Redentore (da vedere Chiesa del Redentore), Fondamenta della Croce, Fondamenta delle Zitelle (da vedere chiesa delle Zitelle), vaporetto 41-42-82 per Isola San Giorgio Maggiore (da vedere chiesa di San Giorgio Maggiore.
Arrivo: San Giorgio Maggiore (fermata ACTV ).

INTRODUZIONE 
La Giudecca, originariamente chiamata "Spina Longa" a causa della sua forma a spina di pesce, è l'isola più estesa ed allo stesso tempo la più vicina alla città di Venezia, separata dal largo e profondo Canale della Giudecca, anticamente denominato Canale Vigano.
Secondo alcuni il nome deriverebbe dall'espressione Giudei, ossia Ebrei, che qui dimoravano, mentre altri, invece, fanno risalire l'origine all'appellativo di "Zudegà" (giudicato), dato che nel sec. IX la Repubblica aggiudicò i terreni dell'isola a nobili esiliati.
A partire dal '500 l'isola divenne, a causa della sua posizione decentrata all'interno del Bacino di S. Marco, luogo di ozio con residenze ricche di giardini, orti, monasteri e depositi per poi ospitare, dopo la caduta della Serenissima, caserme, carceri, fabbriche e quartieri operai.
L'isola, formata da 8 isole minori, è percorsa da una lunga fondamenta che percorreremo durante il nostro itinerario, mentre il versante opposto è formato da giardini ed orti.
Per scoprire le differenze con la vicina Giudecca basta percorrere qualche metro. Le case sono tutte di recente costruzione, le calli sono ampie, c'è pure una piscina.
Per raggiungere la prima tappa del nostro itinerario al di là del grande ponte in legno (ponte dei Lavraneri attualmente in restauro), si prosegue fino a Campiello Priuli, Fondamenta delle Convertite per poi girare a sinistra fino ad arrivare al primo tratto di fondamenta lungo il Canale della Giudecca. Di fronte la Stazione Marittima e le Zattere.

CHIESA DI SANT'EUFEMIA
La chiesa parrocchiale, sacra ai martiri in Aquileia S. Eufemia, Dorotea, Tecla ed Erasma, fu costruita nell'865 sotto il Doge Orso Partecipazio.
Una lapide innestata presso la porta ricorda la consacrazione del 1371.
L'edificio ha conservato l'originaria semplice struttura a capanna (XI secolo) tipico dello stile veneto-bizantino, mentre il portico dorico esterno venne eretto durante i rimaneggiamenti del '700-'800. Le colonne del portico, risalenti al XVI secolo, appartenevano alla Chiesa dei SS. Biagio e Cataldo, demolita per fare spazio alla costruzione del Molino Stucky. Sopra la porta d'ingresso si nota un bel rilievo raffigurante la Vergine col Putto tra San Rocco e Sant'Eufemia.
All'interno le tre navate veneto-bizantine (XI secolo) sono decorate con sontuosi stucchi e dipinti (del '700). Nelle navate e alle pareti opere di B. Vivarini, G.B. Canal
Nel 1810 la sede parrocchiale venne trasferita dalla chiesa di S. Eufemia in quella del SS. Redentore; nel 1822, quando i Cappuccini riacquistarono i loro antichi possedimenti, venne trasferita di nuovo a S. Eufemia.

BASILICA DEL REDENTORE
Nel 1541 venne edificata alla Giudecca una chiesa dedicata a Santa Maria degli Angeli ed un prossimo convento, nel quale vennero accolti i Frati Cappuccini. Cacciati dal convento, nel 1546 essi ne fondarono un altro in un diverso punto della Giudecca per poi far ritorno, solo due anni dopo, a S. Maria degli Angeli.
Nell'estate del 1575 scoppiò a Venezia un'epidemia di peste che in due anni provocò la morte di 50.000 abitanti. Il Senato della Repubblica fece voto d'innalzare una sontuosa Basilica intitolata al Redentore presso la chiesa di S. Maria degli Angeli qualora il flagello cessasse (a ricordo esiste in controfacciata la lapide con il voto dogale del 1576). Nel maggio del 1577 venne posata la prima pietra e nel luglio successivo si festeggiò la fine della pestilenza con una processione che giunse fino al cantiere dell'edificio in costruzione.

Il sacro edificio, disegnato dal Palladio e considerato uno dei suoi capolavori, fu concluso nel 1592, dopo la morte del maestro, da Antonio da Ponte. Venne destinato ai Cappuccini che ne decisero la planimetria e la scelta dei materiali (mattoni e cotto anche all'interno ad esclusione della facciata) e ampliarono il convento.
All'interno un colonnato gira lungo le pareti dell'unica navata, con tre cappelle aperte su ogni lato, e del presbiterio, sormontato da una cupola.
Agli altari vi sono dipinti di scuola veneta del sec. XVI-XVII incentrati sul tema della Redenzione: alla parete destra: Natività, opera firmata di Francesco Bassano; alla parete sinistra: Deposizione di Palma il Giovane; Risurrezione di Francesco Bassano; Ascensione di Jacopo Tintoretto e aiuti. Sul barocco altare maggiore, Crocifisso tra S. Marco e S. Francesco, statue bronzee di Girolamo Campagna (sec. XVI).

Particolarmente interessante la sacrestia, dalla quale si accede dal coro, ricca di opere d'arte e di reliquie dell'ordine francescano: Madonna col Bambino e Angeli di Alvise Vivarini; Madonna e Santi attribuito a Francesco Bissolo; Battesimo di Cristo di Paolo Veronese.
Era prescritto sotto la Repubblica che nel giorno del SS. Redentore (terzo sabato del mese di luglio di ogni anno) il tempio a lui sacro fosse visitato dal doge e dalla Signoria. La chiesa venne concepita come stazione finale della solenne processione del Redentore che attraversa il canale sopra un ponte di barche.
Ancora oggi, ogni terza domenica di luglio viene celebrata la Festa del Redentore; in tal giorno, si unisce Venezia alla Giudecca con un ponte di barche, si celebra la vigilia della festività con caratteristiche tavolate lungo la fondamenta per ammirare lo spettacolo pirotecnico degustando piatti tipici della festività.

LE ZITELLE
Dopo la visita alla Chiesa del Redentore, continuiamo l'itinerario lungo la fondamenta della Croce, che prende il suo nome dalla cinquecentesca Chiesa della Croce, spazi oggi adibiti a Carceri Giudiziarie. 
Qualche metro ancora e troviamo la CHIESA E CONVENTO DELLE ZITELLE.
La chiesa, edificata su progetto di Andrea Palladio, è parte di un complesso ecclesiastico voluto dal gesuita Benedetto Palmio per assistere le ragazze povere. Già dopo il suo arrivo a Venezia, nel 1558, cominciò a ricoverarne parecchie in una casa nella parrocchia di S. Marziale. A tale scopo si progettò un edificio più spazioso con annesso oratorio.
L'area edificabile venne acquisita già nel 1561, mentre i lavori della chiesa iniziarono nel 1581, successivamente alla morte di Palladio; vennero ultimati nel 1586 da Jacopo Bozzetto e due anni dopo seguì la consacrazione della chiesa alla Presentazione di M. V. al Tempio.
La Chiesa di Santa Maria della Presentazione, detta anche delle Zitelle, fa parte oggi dei Monumenti dell'Assistenza Veneziana sparsi nella città lagunare, di proprietà dell'IRE di Venezia - Istituzioni di Ricovero ed Educazione.

Visita della chiesa: aperto da maggio a ottobre il venerdì e sabato dalle 10.00 alle 12.00.

SAN GIORGIO MAGGIORE
Per raggiungere l'isola di San Giorgio Maggiore è necessario prendere il vaporetto linea 82 dall'imbarcadero delle Zitelle in direzione San Marco-San Zaccaria.
La fermata di San Giorgio è proprio di fronte alla CHIESA DI SAN GIORGIO MAGGIORE
La chiesa rappresenta una delle principali opere di Andrea Palladio, anche se l'edificio, iniziato nel 1566, venne terminato nel 1611, abbondantemente dopo la morte del maestro.
La nobile facciata ha due ali laterali che corrispondono alle navate interne e che lasciano intravedere le due larghe absidi in mattoni. La cupola sovrasta l'incrocio del solenne interno a tre navate con il larghissimo transetto.
Nella cappella a destra del presbiterio: Madonna in trono e santi di Sebastiano Ricci (1708). Nel presbiterio: all'altare maggiore, gruppo bronzeo di Girolamo Campagna (1593); alle pareti, due opere di Tintoretto, Ultima cena e Raccolta della manna (1594).

Dalla sagrestia si accede alla Cappella dei Morti ove vennero custodite le ossa dei benedettini raccolte nel corso della demolizione e si presume che corrisponda all'entrata dell'antica chiesa. La pala dell'altare è di Jacopo Tintoretto, una delle ultime opere del Maestro. Lo snodarsi della composizione in ritmi ondulati, vista con la piatta prospettiva verticale dei primitivi, acquista qui un valore patetico, quasi ad esprimere l'abbandono dello spirito al dolore. Solo il deterioramento del colorito può giustificare le riserve formulate dai critici sulla paternità di questo capolavoro.
Al di sopra della cappella è costruito il coro notturno dei monaci, al quale si accede per una scala a chiocciola, sita all'inizio del corridoio. E' un ambiente celebre, in quanto servì al Conclave che elesse, nel 1800, papa Pio VII. Gli stalli portano i nomi dei relativi cardinali e, in una vetrina, si trovano i cimeli del Conclave. La pala d'altare è un "S.Giorgio che uccide il drago" di Vettore Capaccio (la sala del Conclave è visitabile su richiesta).
Visita alla chiesa: tutti i giorno 9.30-13.00 e 14-18.30.

Altro monumento della parte benedettina dell'isola è l'Abbazia benedettina di San Giorgio Maggiore, demolita e ricostruita ben cinque volte prima di assumere l'aspetto grandioso con cui oggi ci appare, e' stata per un millennio grande centro non solo spirituale ma culturale restando fino ai giorni nostri un complesso monumentale tra i più importanti al mondo per misura e per valore artistico. Il campanile di costruzione a canna quadrata in laterizi con una cuspide sormontata da un Angelo rotante, venne eretto nel 1791 su progetto del frate bolognese Benedetto Buratti in sostituzione di quello quattrocentesco crollato nel 1774.

Per quanto riguarda la parte gestita dalla Fondazione Giorgio Cini, ospite del convento dal 1951, sono visitabili solo i due chiostri: chiostro dei cipressi e chiostro degli allori, mentre la ripristinata foresteria è stata adibita a vari istituti specializzati per lo studio delle civiltà veneziana; il refettorio palladiano viene ora utilizzato come aula magna. La parte più antica di tutto il cenobio si San Giorgio Maggiore è costituita dal dormitorio e dal chiostro dei Buora, con la relativa sala capitolare.
Sappiamo che nel 1443 trovò rifugio a San Giorgio Cosimo de' Medici, esiliato a Venezia con tutta una corte di amici e clienti, fra i quali il celebre architetto Michelozzo Michelozzi, che costruì la biblioteca benedettina, distrutta poi nel 1616 per sistemare il chiostro palladiano "dei cipressi". Nel vestibolo, attribuita al Palladio, si trova una bassa espansa scalea che serve da distacco al refettorio che una volta ospitava la grandiosa tela "Le Nozze di Cana" ora al Louvre. Nel 1630 Baldassarre Longhena, architetto della Salute, rifece l'ala della biblioteca e nel 1642 inserì in quella dell'appartamento dell'abate il monumentale scalone. I saloni dell'abate di San Giorgio Maggiore accolsero Enrico III re di Francia, la regina Maria Casimira di Polonia, Giuseppe II, Francesco I, Federico I, imperatori d'Austria e molti altri. Dalla finestra serliana del grande salone dedicato oggi a Giovanni XXII, nel 1800 diede la sua benedizione "Urbi et Orbi" Pio VII appena proclamato Papa.

Per le visite ai chiostri è caldamente consigliata la prenotazione telefonica (per i gruppi senza guida è preferibile chiamare con largo anticipo): Fondazione Giorgio Cini tel. 0415289900, 041.2710211 centralino. 
L'ingresso è gratuito.

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